Crea sito

Batsceba Hardy, artist of the Irreality, lives and will only live ‘in’ the net, where she leaves already evidence with her constant performance: writing stories in images and telling visions in words. What remains is superfluous, in Wittgenstein terms, including her secret background. She could be anywhere, chasing among the clouds. She likes leaving traces of her passage in the places where she finds inspiration. She likes detecting herself inside the windows of houses. She likes revealing herself at night, before nobody.

Batsceba Hardy è un'artista dell'irrealtà, che vive e vivrà nella rete, dove si rende già visibile con la sua performance continua: scrivere storie con immagini e  raccontare visioni con parole. Tutto il resto è wittgensteinianamente superfluo, compreso il suo background segreto. Potrebbe trovarsi in qualsiasi luogo, inseguendo i cieli fra le nuvole. Ama lasciare traccia di sé nei bar in cui trova ispirazione. Ama contemplarsi nelle finestre delle case. Ama svelarsi di notte alla presenza di nessuno.

Batsceba Hardy ist eine Künstlerin jenseits der Realität, sie lebt im Netz und nur im Netz. Dort tritt sie mit einer ununterbrochenen Performance in Erscheinung. Geschichten schreibt sie mit Bildern, Visionen übersetzt sie in Worte. Alles Weitere ist im Wittgensteinschen Sinne unwichtig, einschließlich ihrer verborgenen Herkunft.  Sie könnte auch an jedem Ort sein. Sie liebt es, ihre Spuren an Orten der Inspiration zu hinterlassen. Sie liebt es, sich in Fenstern von Häusern zu betrachten. Sie liebt es bei Nacht, ihr Geheimnis zu lüften, wenn niemand dabei ist.

 

Intervista a Batsceba Hardy

Batsceba Hardy, tu ami definirti un’artista dell’irrealtà. Ci spieghi meglio che cosa intendi?

Premesso che non amo le domande e nemmeno le definizioni, posso provare a spiegare. Quando ero piccola ho sempre pensato che avrei potuto benissimo essere solo il personaggio del sogno di un altro e così quando ho incontrato uno scrittore nativo americano ho capito perfettamente cosa voleva intendere, dicendo che noi siamo ciò che immaginiamo e la nostra vera vita consiste in quello che noi immaginiamo di noi stessi.
Ecco, “artista” (definizione degli altri perché io preferisco pensarmi come un’artigiana dell’arte) dell’irrealtà, significa proprio questo: poter stare al di fuori, al di là. Vivere perennemente negli interspazi, quelli che possono essere colti dall’obbiettivo fotografico o dal raccontare. Non avere confini, obblighi. In molti miei scritti parlo di invisibilità, trasparenza. E anche nei miei lavori fotografici parlo di vuoto e pieno. Di assenza. Più chiaro?
(Sto sorridendo pensando di avere confuso anche di più. Ma, in fondo, cos’è la realtà?)


"it is joy to be hidden and disaster not to be found" (D.W. Winnicott)


Anyway, "artist" of the Irreality, means: to be able to stand outside, beyond. Living perpetually in the interspaces, those that can be caught by the lens or by the words. having no borders, obligations. In many of my writings I speak of invisibility, transparency. And also in my photographic works I speak of empty and full. Of absence. Clearer?